giovedì 30 luglio 2015

INTERVISTA A MARIA PAOLA FORTUNA

Abbiamo il piacere di condividere con Voi, l'intervista che la traduttrice Maria Paola Fortuna ha rilasciato alla nostra Shanmei.


Benvenuta Maria Paola, parlaci di te, raccontaci il tuo percorso di studi.

Dopo la maturità classica, presa al Liceo Lanza di Foggia nel 2004, mi sono trasferita a Roma e qui mi sono iscritta alla facoltà di “Lingue e Culture del Mondo Moderno” alla Sapienza. Finita la triennale, decisi di continuare con un percorso di studi di tipo linguistico, ma volevo, allo stesso tempo, studiare qualcosa di più “pratico”. Per questo motivo ho deciso di intraprendere il biennio in “Traduzione letteraria e tecnico-scientifica”, preferendo il ramo letterario, dato il mio amore smisurato per la letteratura. Poi, nel 2011, le mie professoresse mi hanno convinto a proseguire i miei studi di traduzione e mi sono iscritta a un Master di II livello in “Traduzione Specializzata”, sempre alla Sapienza di Roma. È stato un anno bellissimo, una full immersion nella traduzione, in cui non è mancata la partecipazione a seminari e convegni traduttivi (presso la “Casa delle Traduzioni” di Roma e durante le “Giornate della traduzione letteraria” a Pesaro), nonché a corsi di perfezionamento delle mie  lingue di studio.

Come è nato il tuo amore per la traduzione?

Credo che il mio amore per la traduzione sia di vecchia data. Quando andavo al liceo adoravo fare le versioni di greco e latino e, sin da piccola, quando mio padre tornava dai viaggi di lavoro all’estero e mi portava regali come libri, giornali e cd stranieri, ho sempre avuto la curiosità di sapere cosa ci fosse scritto in quelle pagine o cosa dicessero quelle canzoni. Quelle parole e quei suoni avevano per me qualcosa di magico. Ricordo che quando mi davano la paghetta settimanale investivo subito quei soldi in piccoli dizionari tascabili che usavo per tradurre qualsiasi cosa mi capitasse davanti agli occhi o che semplicemente sfogliavo per curiosità mia. Ancora oggi ho la passione per i dizionari e ne compro di ogni genere.

Come è iniziato il tuo lavoro di traduttrice? Quale è stato il primo testo che hai tradotto?

Partendo dal presupposto che un lavoro è tale quando è ricompensato, il mio lavoro di traduttrice si può dire essere iniziato durante il Master quando ho tradotto “Il monastero maledetto” di Antonio Gómez Rufo per Newton Compton. Ricordo ancora la gioia e l’orgoglio di quando ho ricevuto quella copia tra le mani.

Hai fatto traduzioni per Case Editrici, Agenzie di marketing o pubblicità?

Sì, ho tradotto un po’ di tutto: libri ed ebook per case editrici; documenti legali e testi tecnici per delle agenzie di traduzione; audioguide per un museo; siti internet, brochure, volantini per enti, Onlus e associazioni.

Sappiamo che traduci autori stranieri che poi si auto-pubblicano in italiano. Come è nata questa idea? Quali opere hai tradotto fino ad oggi? E perché le hai scelte?

La prima cosa che ti consigliano per iniziare a lavorare nel mondo della traduzione letteraria è fare una “proposta di traduzione” alle case editrici. Ci ho provato, ma ho trovato molte porte chiuse, per un motivo o per un altro. Poi un giorno una mia amica mi ha parlato di “Babelcube”, questa piattaforma che permette ad autori, case editrici e traduttori di incontrarsi e collaborare insieme. Ho cercato qualche libro che potesse piacermi e ho fatto la mia proposta che è stata subito accettata. Il primo libro che ho tradotto è stato un thriller “Dall’Inferno” (di cui ora sto traducendo il sequel) perché avevo già tradotto questo genere. Successivamente, spinta dalle mie passioni, ho tradotto anche altri generi come polizieschi (Il gioco della traduzione di Inés Galiano), biografie (L’imbalsamatore, L’abisso di Camille di Enrique Laso) e a breve usciranno anche un libro di cucina e un romanzo distopico!

Hai riscontrato difficoltà nel far accettare agli autori questo nuovo modo di pubblicarsi in paesi stranieri o ne avevano già sentito parlare?

Quelli che ho incontrato su Babelcube sono già dentro questa mentalità. Altri autori, invece, sono un po’ scettici o, molto più spesso, hanno una visione troppo classica della pubblicazione che deve essere per forza fatta da medie e grandi case editrici per essere di successo, pubblicazione alla quale non si arriva nemmeno con tanta facilità.

Se questo tipo di pubblicazione diventasse sempre più diffuso, pensi che gli Editori non avrebbero più ragione di esistere o rimarrebbe solo una pubblicazione alternativa?

Le grandi case editrici continueranno a esistere ancora per secoli e secoli. Secondo il mio punto di vista, nemmeno l’industria degli ebook farà fuori così facilmente il libro cartaceo. Anche se la gente legge effettivamente poco nel nostro paese, il regalo più gettonato a Natale o ai compleanni rimane sempre un libro, perché è un classico, perché fa figo tenerlo sulla mensola della propria camera. Ma, dato che esiste una élite di lettori “veri”, è a questi a cui bisogna puntare con questo tipo di pubblicazione alternativa.

Quanto tempo serve per portare a termine la traduzione di un romanzo?

Dipende ovviamente dal romanzo, non solo dalla quantità delle pagine, ma anche dalla difficoltà del testo. 

Tradurre è il tuo lavoro principale, o fai altre attività?

Purtroppo tradurre non mi permette di vivere. Il più delle volte è un hobby, altre volte un modo per arrotondare. Nella vita sono anche insegnante e, durante le mie lezioni, cerco sempre di far conoscere e amare ai miei alunni il mondo della traduzione.

Preferisci una traduzione più letterale o creativa? O un mix delle due a seconda dei casi?

Non sono una grande fan della traduzione belle infidéle. Preferisco, quando è possibile una traduzione più letterale, per una questione di fedeltà sia al testo, sia allo stile dell’autore. La traduzione troppo creativa mi dà sempre la sensazione di un traduttore che si vuole sostituire allo scrittore. In alcuni casi però, come nella traduzione poetica, la traduzione creativa diventa quasi fondamentale.

Esistono penali in caso di mancata consegna del lavoro nei tempi stabiliti? Ti è mai successo di incorrervi?

Sì, esistono penali, bisogna sempre leggerle e calcolare bene se si è in grado di completare il lavoro nei tempi richiesti. Alle volte, pur di non perdere il lavoro, pretendiamo da noi stessi sforzi impossibili e i committenti ne approfittano proponendoci quantità di lavoro enormi in tempi ristrettissimi. In questo lavoro sono necessarie quelle che io chiamo le 3 P: precisione, puntualità e professionalità. Essendo una persona molto organizzata e riflessiva finora non mi è mai capitato di consegnare dei lavori in ritardo.

E veniamo al tasto più dolente, i pagamenti. Come ti tuteli dai committenti morosi?

Finora sono stata fortunata perché, anche se spesso in ritardo, mi sono sempre pervenuti tutti i pagamenti. Un modo per tutelarci potrebbe essere quello di rivolgersi a STRADE (Sindacato Traduttori Editoriali) che non tutti conoscono. Per il resto è una professione ancora molto rischiosa per certi punti di vista, probabilmente perché non ancora viene riconosciuta a questa figura la giusta importanza.

Hai mai vinto premi dedicati ai traduttori?

No, purtroppo non ne ho mai vinti.

Quale è l’ultimo libro che hai tradotto? Che difficoltà hai riscontrato?

L’ultimo libro che ho tradotto è L’abisso di Camille di Enrique Laso. È la triste storia di Camille Claudel, la scultrice amante di Rodin, raccontata sotto forma di diario dal suo medico Edouard Faret, durante la sua permanenza di quasi trent’anni in manicomio. Un libro che ho amato tanto tradurre perché racconta la vita difficile e tormentata di questa donna, la quale non riusciva a farsi strada nel suo campo ostacolata da una mentalità maschilista e chiusa, pur di fronte a un talento unico e indiscutibile. Devo dire la verità, non ho riscontrato molte difficoltà traduttive perché lo stile di Enrique Laso è chiaro, lineare, oserei dire tendente al giornalistico.

Quale è il momento più bello per un traduttore?

Il momento più bello è quello del passaggio che va dall’interpretazione del testo sorgente alla resa nel testo di destinazione. Il momento della trasformazione. Quanto più vicina e riuscita è la resa, tanto più ci si sente soddisfatti di aver svolto bene il proprio compito.

Raccontaci un aneddoto, bizzarro, incredibile legato al tuo lavoro?

L’estate scorsa, mentre stavo traducendo “Dall’Inferno”, stavamo facendo dei lavori a casa, dunque avevamo tutti i mobili imballati e coperti da teli. La sera, quando gli operai andavano via, io mi mettevo con il mio pc in un angolino della casa e traducevo per tutta la notte. Ogni qualvolta arrivavo ai punti più paurosi del libro puntualmente scattava la corrente e iniziavo a sentire delle voci strane (ndr la storia libro in questione tratta di una bambina morta che, attraverso una radio, chiede al padre di tirarla fuori dall’inferno) e mi guardavo attorno sospettosa. Il tutto è andato avanti per diverse notti. È stata una traduzione molto “sentita”, diciamo così, e sono riuscita di sicuro a immedesimarmi molto nel protagonista.

Quale consiglio daresti ad una persona che volesse intraprendere il lavoro di traduttore?

Armarsi di tanta pazienza e umiltà perché all’inizio è molto difficile, soprattutto quando non si ha molta esperienza e nessuno ti considera. La soluzione più sbagliata è arrendersi ai primi (e tanti) no. Bisogna cercare di farsi da soli l’esperienza per iniziare a inserire qualcosa nel curriculum, magari prestando del volontariato come traduttore presso associazioni o simili.

Quali sono i tuoi progetti futuri?


In un’epoca in cui è difficile per noi giovani riuscire a pensare a un futuro, tra i miei progetti c’è sicuramente quello di voler continuare a provare a fare il lavoro che amo, la traduttrice, e magari poter scrivere un libro tutto mio da far tradurre in più lingue da altri miei colleghi.

Carlos, un manager di successo, riceve la peggiore delle notizie: sua moglie e sua figlia sono morte in un incidente. Sentendosi colpevole per non aver trascorso tempo a sufficienza con sua figlia, intraprende una ricerca di redenzione per conoscerla meglio. La sorpresa di Carlos avviene quando, man mano che viene a scoprire alcuni dettagli della vita di sua figlia, attraverso la direttrice della scuola, della psicologa e delle amiche della bambina, comincia a sospettare che forse non era come lui la credeva e che dietro il viso adorabile della sua bambina si nascondevano terribili segreti. Dopo varie notti in cui sente rumori strani che provengono dalla sua radio sveglia, sua figlia gli chiederà aiuto…direttamente dall'Inferno! Da quel momento Carlos comincerà un’avventura da brividi nella quale non avrebbe mai voluto trovarsi.

L'abisso di Camille è un diario. Attraverso le parole cariche di colpa di Edouard Faret, direttore del manicomio di Montdevergues, ci avvicineremo alla vita di Camille Claudel, una donna eccezionale.
Camille fu una scultrice senza eguali, alunna e amante di Rodin, che cercò di farsi un nome, di ottenere la fama e il prestigio che la sua opera meritava in un mondo di uomini (alla fine del XIX secolo). Non ci riuscì.
Nel 1913 dopo la morte del suo adorabile padre, fu rinchiusa forzatamente dalla sua famiglia in un manicomio. Lì rimase trent'anni chiusa contro la sua volontà, fino alla sua morte, nonostante medici e alcuni parenti sapessero perfettamente che lei non era pazza.
L'abisso di Camille narra in forma poetica di questa terribile tragedia di una donna unica, un'artista geniale che ebbe un'esistenza segnata dal destino.
Per la prima volta un autore si avvicina agli anni dell'internamento di Camille, un periodo oscuro e a stento trattato prima d'ora con una certa profondità.
È il romanzo migliore e più profondo che abbia mai visto la luce fino ad ora di Enrique Laso. In esso esprime la sua ammirazione per Camille e al tempo stesso parte della sua rabbia di fronte a un mondo che si mostra ingiusto in innumerevoli occasioni. Un mondo in cui i miserabili finiscono per vincere..

Enrique, un adolescente inquieto, conosce José, un anziano imbalsamatore che vive isolato e ritirato da ogni attività. Tra i due a poco a poco si instaurerà una solida amicizia. L'imbalsamatore insegna al giovane l’arte della tassidermia, ma anche altri aspetti non meno importanti della vita.

Ma presto questa relazione amichevole troverà un ostacolo: Enrique è sul punto di scoprire un oscuro segreto che José mantiene gelosamente da anni.

Un romanzo breve ma molto intenso, che lascia un sedimento difficile da dimenticare. Un’atmosfera che ti catturerà e due personaggi che seducono adolescenti e adulti. La passione per l’arte, la devozione per il maestro e gli intricati segreti della mente sono saggiamente uniti in una storia che ha già catturato migliaia di lettori in tutto il mondo.

Alba è una traduttrice che crede di avere un lavoro noioso a Madrid, fino a quando riceve un incarico di traduzione che cambia completamente la sua vita.

Una storia di avventura, manoscritti e inseguimenti, con suspense e azione.

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